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Sergio Baldini

Scritti

L’annuncio

Un angelo legge un annuncio su un foglio di giornale volato in cielo.

Seduto su una panchina ai giardini pubblici, l’uomo se ne stava a leggere tranquillamente il giornale.

Teneva le braccia aperte dinanzi a sé e scorreva i titoli dei diversi articoli, soffermandosi con particolare attenzione su quelli che destavano in lui più interesse o attiravano maggiormente la sua curiosità.

Il colpo di vento arrivò all’improvviso.

Si abbatté sul giornale con una violenza tale da strapparglielo dalle mani, lasciando nel pugno che lo stringeva solo un frammento di carta.

Il quotidiano si alzò in alto sparpagliandosi a destra e a sinistra, a seconda di come la raffica ne disperdeva le pagine.

Queste continuarono a salire spiegazzandosi tutte, finché un colpo di vento contrario non le riportò a terra spargendole all’intorno sull’erba.

Solo un foglio proseguì la sua ascesa verso il cielo.

Sospinto sempre più su, si allontanò sino a scomparire fra le nubi …

Il rumore strano lo fece girare di scatto e subito qualcosa aderì alla sua faccia, oscurando la luce che regnava lì intorno.

Dimenò le braccia cercando di liberarsi da quell’impaccio che gli impediva la vista, ci riuscì finalmente … e lo sguardo gli cadde su un trafiletto:

«AAA Cercasi … … … .»

Seduto sulla sua nuvola preferita, Isidoro angelo rilesse con attenzione l’inserzione.

«E perché no?!», si disse.

Di corsa, saltando da una nuvola all’altra, andò a trovare San Pietro.

«Pietro, Pietro! Che cosa ne pensi? Posso fare qualcosa?», gli chiese sventolandogli la pagina di giornale davanti al viso.

«E sta’ un po’ fermo, che non vedo niente!»

Pietro lesse l’annuncio e gli rispose:

«Se vuoi, fai pure. Ma con discrezione!»

Tutto eccitato, Isidoro angelo lo salutò e si diresse nell’angolo del Paradiso dove i bimbi stavano aspettando di venire al mondo.

Ce n’erano una infinità che attendevano il momento in cui sarebbero stati concepiti.

Isidoro angelo si aggirò fra di essi, che lo guardavano tranquilli e sereni, e, catturata una manciata dei loro sorrisi, la gettò rapidamente in un tubetto che richiuse ermeticamente.

Vi appose poi un’etichetta su cui scrisse qualcosa.

Si tuffò quindi fra gli strati del cielo afferrandone ciuffi svolazzanti a diverse altezze.

Li riunì tutti e a viva forza li cacciò in un secondo tubetto cui applicò un’altra etichetta.

Volò immediatamente dopo ai confini dell’orizzonte, là dove il cielo ed il mare si incontravano e ne percorse la linea con un terzo tubetto aperto fino a che non fu completamente pieno.

Lo richiuse e seguì lo stesso procedimento.

Risalì di nuovo fra le nubi e di lassù scrutò il mondo.

Scoprì finalmente un punto in cui l’erba era più verde.

Si portò sulla sua verticale e si trovò nel luogo in cui aleggiavano sogni, desideri, speranze … e ripeté l’operazione riempiendone ancora un altro.

Si riposò un po’ su una nuvola, poi proseguì nella sua impresa.

Il sole era alto e diffondeva la sua luce e il suo calore tutt’intorno, illuminando e riscaldando il corpo ed il cuore degli uomini.

Un raggio, attraverso la finestra, entrava nella cucina di una casa in cui una mamma stava allattando il suo piccino.

Mentre gli sussurrava parole dolci, lo osservava sorridente rivolgendosi ogni tanto al marito che, seduto lì davanti, condivideva questo momento di tenerezza accarezzando i piedini di suo figlio e guardando ora lui ora la moglie.

Isidoro angelo catturò un po’ di quel raggio e volò in un altro punto della terra, finché non trovò ciò che andava cercando …

In una piccola valle alpina un gruppo di persone, uomini, donne, ragazzi e bambini, stava celebrando la messa all’aperto.

Al momento della comunione le loro voci si unirono in un canto accompagnato dal suono di una chitarra.

In quell’intensa spiritualità, sotto il sole cocente e con l’aria frizzante, tutti erano immersi in un’armonia di note, i visi sereni, le gote colorite.

Isidoro angelo lanciò su di loro un leggero alito di vento che accarezzandoli si soffermò a lungo sui loro volti prima di essere ripreso nella scia delle correnti d’aria a quella quota di alta montagna. Ma nel passaggio una parte di quell’alito di vento era finita in un altro tubetto.

Isidoro angelo si diresse poi verso un tramonto meraviglioso dove i sentimenti erano più profondi, i desideri più forti, gli affetti più sinceri e gli slanci più spontanei, maturi e naturali.

Il rosso del sole incendiava le nubi all’intorno ed un fiocco di una di esse finì in un tubetto.

L’oscurità che stava sopraggiungendo mutava le tonalità in un viola intenso.

L’aria fattasi più dolce si preparava alle ore notturne.

Si sentiva già il frinire dei grilli e le stelle cominciavano ad accendersi come mille candeline sulla grande torta del mondo.

Finalmente era notte.

Nei loro letti gli uomini stavano facendo il primo sonno in attesa del domani.

E tutto era tranquillo.

Questo stava succedendo in quell’angolo del mondo in cui aveva fatto una sosta Isidoro angelo.

Altrove le cose andavano in maniera ben diversa.

Ma nel tubetto finì proprio quel pezzo di notte.

Il giorno dopo, di buon mattino (se così si può dire parlando del Paradiso), Isidoro angelo si recò da San Giuseppe falegname e gli commissionò una scatola di legno con determinate caratteristiche.

Quando il lavoro fu eseguito, come al solito a regola d’arte, egli confezionò un bel pacco e, approfittando di un attimo di distrazione del mondo, lo andò a depositare sopra la cassetta delle lettere di un portone di periferia di una certa città.

Sul pacco era scritto un nome, un cognome ed un recapito.

L’uomo scese le scale di casa per recarsi al lavoro.

Passando per il portone vide un pacco che era indirizzato a lui e pensò:

«Che strano, così presto e già è passato il postino!»

Lo scartò.

Dentro c’era una scatola di legno.

La aprì e vide ben allineati tanti tubetti di colori a tempera.

Su ognuno, scritta in bella grafia, era apposta una etichetta che indicava il tipo di colore:

«Bianco candore, celeste serenità, verde speranza, azzurro armonia, giallo felicità, rosa spiritualità, rosso desiderio, nero tranquillità».

L’uomo sorrise, mentre due lacrime di commozione gli rigavano le gote.

Aveva capito il messaggio racchiuso in quei colori.

Con un gesto istintivo alzò il viso al cielo ed esclamò:

«Grazie!»

Di lassù, Isidoro angelo aveva osservato tutto.

Soddisfatto estrasse, da sotto la tunica di luce che lo rivestiva, il foglio di giornale che aveva conservato accuratamente, lo spiegò e per l’ultima volta rilesse quell’annuncio che lo aveva tanto colpito:

«AAA Cercasi colori naturali per dipingere la tela della propria vita.»